Eventi in provincia
A Pisa Storie dell'altro mondo
Sarà in esposizione dal 10 marzo all'1 luglio al Palazzo Blu di Pisa la mostra Storie dall'altro Mondo. L'universo dentro e fuori di noi.
Tutti i popoli, fin dall'antichità, hanno innalzato gli occhi al cielo per determinare il tempo della semina e del raccolto, per stabilire i tempi della guerra o per onorare le divinità. Prende le mosse da qui la mostra Storie dall'altro Mondo, che vede l'impegno di tre istituzioni di ricerca come l'Istituto Nazionale di Fisica Nucleare (INFN), il Dipartimento di Fisica dell'Università di Pisa e la Specola Vaticana. Scopri di più!
Anno nuovo, nuove riforme. Europee e strutturali
Sappiamo bene cosa ha prodotto la cultura liberista e berlusconiana degli ultimi 20 anni in Italia. Sappiamo bene che senza una prospettiva europea i singoli Stati non possono competere né essere protagonisti sullo scenario mondiale caratterizzato dalla globalizzazione. Quello che sta accadendo in Russia e in Cina, con le proteste successive alle elezioni da un lato, e le lotte dei lavoratori dall’altro, ci offrono un interessante spunto di riflessione sulla situazione internazionale attuale.
L’Europa come si inserisce in questo quadro? Come può costruire un futuro migliore per i suoi figli che sono anche i nostri? Servono urgenti riforme strutturali di respiro europeo. Il 2012 dovrà essere il banco di prova.Innanzitutto, i progressisti europei stanno lavorando ad una piattaforma programmatica comune per essere pronti alla discussione sulla revisione del trattato dell'Unione Europea. Più volte lo abbiamo detto, e qui lo ripeto, che sono ormai ineludibili serie riforme istituzionali a livello europeo.
Per prima cosa si devono ridefinire i poteri del governo e del parlamento europeo, che devono diventare espressione di un’unica politica estera, un’unica politica economica, un’unica politica sociale europea che valga per tutti gli Stati membri. E’ chiaro che in ogni Stato saranno applicati interventi differenziati e mirati, ma tutto deve essere regolato da una struttura europea che detti una linea di indirizzo autorevole. La sovranità dei singoli Stati si deve rafforzare nelle istituzioni europee. Chi ragiona in termini di “perdita o cessione di sovranità degli stati” oltre a commettere un errore di valutazione mette in pericolo il concetto stesso di Europa e l’esistenza dell’Unione.Il PD deve definitivamente fare una scelta di campo e cioè deve entrare a far parte di un rinnovato Partito socialista e progressista europeo. Questo è il punto di partenza.
Adesso passiamo al nostro Paese, che da vent’anni aspetta invano riforme per la crescita.Partiamo dal mercato del lavoro. Dagli anni ’90, ormai, in Italia manca mobilità sociale e questo ha portato ad un profondo impoverimento del Paese. Affrontare la riforma del mercato del lavoro vuol dire mettere al centro le donne e i giovani senza se e senza ma. Servirà un forte cambiamento culturale di sindacati e imprenditori, serviranno politiche inclusive, flessibilità e salario minimo garantito. Servirà abbattere il costo dei salari, riformare gli ammortizzatori sociali. Servirà investire in innovazione, alzare la tassazione finanziaria, abbassare la tassazione della produttività, istituire un unico ente previdenziale, separare quindi la previdenza dall'assistenza.
Le riforme in campo economico e sociale sono efficaci e strutturali solo se sono accompagnate da una profonda riforma del sistema istituzionale e della pubblica amministrazione. La cultura liberista vuole lo smantellamento dello stato istituzionale e sociale e stiamo certi che cercherà di addossare all’Europa la responsabilità di questa crisi.In realtà, quello che serve è più Europa e uno Stato profondamente diverso. Anche su questo punto, sulla riforma dello Stato centrale, dobbiamo agire rapidamente. L’elezione diretta del premier può esserci solo se c'è un parlamento forte. E un parlamento è forte solo se ha un’unica camera nazionale e una camera del senato delle regioni. Riformare le istituzioni vuol dire poi cambiare gli enti locali, con il superamento delle province,la ridefinizione delle loro funzioni e l’unione dei servizi dei piccoli comuni.
Per costruire un nuovo sistema istituzionale locale si potrebbe pensare alla costituzione di area vaste quali sedi istituzionali e di coordinamento delle politiche del governo del territorio: organismi non elettivi ma espressione delle unioni comunali, che a loro volta dovrebbero assistere alla fusione dei comuni medio-piccoli. Di tutto ciò abbiamo il dovere di parlarne perchè l'avanzamento tecnologico, la mobilità, i processi demografici hanno già portato dei profondi cambiamenti producendo un distacco tra le sedi formali delle decisioni dalla realtà e dai cittadini.
Quelle che ho appena elencato sono solo alcune delle priorità da affrontare per uscire dalla crisi. La gravità del momento richiede scelte coraggiose, decise e non di facciata. Che servono tanto all’Europa quanto al nostro Paese.
europa, italia, crisi, riformismo
caro ivan, per la prima volta commento un tuo post perchè proprio mi sei piaciuto parecchio questa volta (a anche quella scorsa). Ecco alcune mie considerazioni che ti propongo: 1. e' necessario avere respiro nelle valutazioni politiche, senza guardarsi sempre l'ombelico, ma osservando con attenzione il mondo, che è il nostro orizzonte e la nostra casa ormai.( e lo sarebbe stata anche prima, da sempre per chi ha la nostra storia, solo che ce ne siamo fregati per troppo tempo) 2. la riflessione politica deve essere CENTRALE perchè dovete/dobbiamo inventarci un mondo nuovo: quello vecchio non va più bene e va fatto, auspicabilmente, da sinsitra. 3. E' necessario riformare il paese e rileggere il presente abbandonando alcune parole d'ordine care alla sinistra e alla nostra storia del '900. Le categorie del lavoro, dell'inclusione, dell'ignoranza e della povertà sono diverse e se non vogliamo assomigliare al giapponese sull'isola dobbiamo avere il coraggio di non ancorarci ad un passato che non tornerà. 4. Per queste ragioni guardo, nonostante tutto, con fiducia al Governo Monti: bisognava ripartire e sarebbe stato meglio farlo noi, senza deleghe semi in bianco ai tecnici, ma mi pare che l'alternativa non fosse plausibile e in parlamento la maggioranza non è certo di sinistra. Diamo con convinzione il nostro contributo a raddrizzare la barca, sono sicura che gli italiani, stanchi dei cialtroni, capiranno. E a chi ci critica da sinistra diciamolo chiaro: ognuno a casa sua, che quello più di sinsitra di tutti c'è sempre stato e i risultati sono questo popò di casino 5. Mi spiace che la direzione provinciale sia stata poco partecipata. Non è un bel segnale. Ora abbiamo il dovere di cittadini di dire la nostra e contribuire alla riscostruzione economica e civile d'Italia e chi ha responsabilità di coordinamento politico l'obbligo di perseverare nel cercare di coinvolgere chi può dare un contributo. Quindi: buon anno e sopratutto buon lavoro! Martina