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A Pisa Storie dell'altro mondo
Sarà in esposizione dal 10 marzo all'1 luglio al Palazzo Blu di Pisa la mostra Storie dall'altro Mondo. L'universo dentro e fuori di noi.
Tutti i popoli, fin dall'antichità, hanno innalzato gli occhi al cielo per determinare il tempo della semina e del raccolto, per stabilire i tempi della guerra o per onorare le divinità. Prende le mosse da qui la mostra Storie dall'altro Mondo, che vede l'impegno di tre istituzioni di ricerca come l'Istituto Nazionale di Fisica Nucleare (INFN), il Dipartimento di Fisica dell'Università di Pisa e la Specola Vaticana. Scopri di più!
Aristotele e i delitti d’Egitto
E’ solo l’ultimo di una serie di singolari romanzi gialli scritti dalla studiosa canadese di filologia classica Margaret Doody. L'autrice è conosciuta dagli studiosi di narratologia per una teoria sull’origine del romanzo che contraddice le classiche definizioni di questo genere letterario, che da Hegel in poi lo hanno considerato l’”epos della borghesia” e lo hanno quindi ridotto a un fenomeno essenzialmente ottocentesco, con anticipazioni tardorinascimentali, barocche e settecentesche e propaggini novecentesche.
Il suo saggio “La vera storia del romanzo”, pubblicato nel 1996 e tradotto anch’esso in Italiano da Sellerio nel 2009, dimostra l’esistenza di una sostanziale continuità di schemi, motivi, ambientazioni, figure tipiche, che è documentabile almeno a partire dall’età ellenistica, attraverso il Medioevo bizantino e occidentale, fino al Rinascimento, al Barocco e alla fioritura postsettecentesca, e contesta la distinzione, su cui si fondano tutti i manuali di letteratura di area anglosassone, tra roman, di argomento fantastico, e novel, di ambientazione realistica.
Una studiosa di letteratura comparata e di storia della narrativa come Margaret Doody non poteva non essere attratta dalla figura di Aristotele, che nella storia del pensiero classico si distingue per la sua propensione all’analisi fondata sull’esperienza, alla classificazione delle diverse tipologie di un fenomeno, e solo successivamente all’individuazione della “categoria”, degli elementi comuni che consentono di classificare sotto una stessa voce diverse manifestazioni di un fenomeno. Quell’Aristotele che, nella “Poetica” arriva a riconoscere la possibilità che si scrivano opere su “miti”, cioè racconti completamente inventati e che possano esistere ulteriori generi

letterari oltre quelli fino a quel momento classificati. La traduzione di questa propensione di Aristotele all’analisi e alla deduzione in forma di racconto giallo deve essere sembrata, all’inizio, alla Doody, un gioco intellettuale, e ne è scaturito il primo (e secondo me il migliore) romanzo della serie, “Aristotele detective”, dove Aristotele, nell’Atene già in decadenza del 334 a.C, mentre Alessandro ha già cominciato la sua spedizione di conquista, aiuta un suo ex studente, Stefanos, che deve difendere un parente coinvolto in una storia di omicidio e non sa da che parte incominciare, a mettere insieme i fatti e a ricavarne indizi e prove che gli consentono alla fine di vincere la causa.
Il giallo uscì in italiano nella collezione “Urania” nel 1978, ma passò quasi inosservato.Fu ripubblicato da Sellerio nel 1999 ed ebbe un grandissimo successo. Da allora Sellerio ha sfornato altri 4 romanzi, sempre incentrati sulla coppia Aristotele-Stefanos: “Aristotele e la giustizia poetica” (2001), “Aristotele e il mistero della vita” (2002), “Aristotele e i veleni d’Atene” (2006), “ Aristotele e i misteri di Eleusi” ( 2006) e questo “Aristotele e i delitti d’Egitto”, in cui Stefanos viene inviato dall’assemblea di Atene a contrattare l’acquisto di una partita di grano indispensabile per far fronte a una situazione di carestia in un Egitto in piena fase di transizione tra i suoi ordinamenti tradizionali e un potere macedone appena insediatosi dopo la recentissima conquista di Alessandro. Stefanos viene coinvolto in una rete di intrighi da cui non riuscirebbe assolutamente ad uscire vivo senza l’aiuto del maestro.
Il fascino di questi romanzi, e dei due racconti di più breve respiro anch’essi pubblicati da Sellerio (“Aristotele e il giavellotto fatale” del 2000 e “Aristotele e l’anello di bronzo” del 2003) sta, oltre che in una narrazione sbrigliata e ricca di colpi di scena e in un congegno dell’enigma e della soluzione sempre assai ben costruito, soprattutto nell’efficacia dell’ambientazione. La Doody ti accompagna per mano nell’Atene di fine IV secolo, te ne fa rivivere le immagini, i rumori e gli odori, ti introduce senza alcuna pedanteria in meccanismi politici e giudiziari diversissimi dai nostri e sa rendere perfino l’atmosfera particolare, e carica di tensione, di una ex grande potenza ormai al tramonto.
E’ lo sposalizio veramente ben riuscito tra estro narrativo e rigore filologico della ricostruzione storica e antiquaria che fa di questi libri una lettura che mi sento di consigliare a tutti, e in particolare a quegli studenti che non si sentono troppo a loro agio nello studio delle discipline antichistiche.