Mi chiamo Ivan Ferrucci. Sono nato il 20 settembre 1968. Risiedo nel comune di Calcinaia, ma vivo a Fornacette. Sono sposato con Marta e ho due bambini, Anastasia di sette anni e Nicola di tre. Il mio impegno politico inizia molto precocemente durante gli studi superiori, che ho svolto presso L’Istituto Tecnico per Geometri “Santoni” di Pisa.
Il primo incarico politico che ho ricoperto e che mi ha messo alla prova è stato la segreteria della storica sezione dell’allora P.C.I. di Fornacette. Giovane e convinto sostenitore del rinnovamento della politica nel nostro Paese sono stato tra i protagonisti locali della svolta della Bolognina, condividendo e promuovendo la nascita del PDS.
Ho trascorso anni di impegno politico intenso, soprattutto con l’arrivo di incarichi provinciali. Nonostante sia stato impegnato sul fronte organizzativo, non ho smesso di provare a dare un contributo di idee allo sviluppo, anche di pensiero, della sinistra pisana, promuovendo i comitati per Prodi e condividendo il faticoso cammino che ha condotto alla nascita dei DS. Sono stato segretario provinciale in questi anni cruciali di ridisegno strategico della sinistra italiana. Anni di forte allontanamento dei cittadini della politica, che ho combattuto a Pisa con la scelta di dare spazio ai giovani, costruendo una dirigenza provinciale con età media bassissima e una forte rappresentanza di genere.
Ho traghettato il partito: sono stato l’ultimo segretario DS ed il primo PD, con un ampio e trasversale consenso. In questi anni ho anche ricoperto incarichi locali come consigliere provinciale.
Ho scelto poi di partecipare alle primarie del 13 dicembre per Il Consiglio Regionale Toscano, certo che l’esperienza acquisita e l’intatta passione per la buona politica possano essermi di supporto per dare un contributo concreto al governo della Regione.
Quando non sono assorbito da ruoli pubblici o sono impegnato a fare il marito e il padre leggo. Sopratutto saggi. L’ultimo libro che ho letto, attratto dall’interesse per i temi etici che mi accompagna da sempre, è L’uomo che non credeva in dio, di Eugenio Scalfari. Colleziono francobolli, sempre più trascurati a causa del poco tempo libero, dischi in vinile un po’ vintage ed i fumetti dell’eroico Tex Willer, per alimentare un equilibrato senso di giustizia.
Ogni tanto suono ancora il piano, mai dimenticata passione giovanile e ascolto un po’ di musica – i Negrita, Guccini, i Nomadi e sempre anche un po’ di classica – e immagino, più spesso di quanto non dica, di poter di nuovo andarmene in vacanza in Australia, per immaginare di costruire un mondo nuovo.