Ritengo molto equilibrato, ricco di concretezza e di respiro europeo e internazionale il programma di mandato presentato dal neo premier incaricato Mario Monti. Adesso, dalle parole, mi auguro che si passi velocemente ai fatti.
Il presidente della Bocconi, del resto, ha già ottenuto alcuni risultati importanti.
Ha incassato alle Camere e al Senato una fiducia che nessun altro Governo aveva mai ottenuto prima dal Parlamento: per trovare un precedente bisogna tornare indietro nel tempo fino alla fase costituente della Repubblica.
Ha inoltre un vasto consenso tra i cittadini: ben l'84% degli italiani esprime un giudizio positivo sul nuovo presidente del Consiglio, una percentuale di gradimento altissima, seconda solo a quella registrata dal presidente della Repubblica Giorgio Napolitano.
Non solo. Mario Monti fin dal giorno del suo incarico, tra visite e telefonate, ha riallacciato i rapporti con Francia e Germania, dopo i mesi di silenzioso imbarazzo mostrati dagli Stati dell'Euro zona nei confronti del nostro Paese e del nostro vecchio Governo.
Dulcis in fundo, con Monti abbiamo assistito al ritorno della funzione del Parlamento e delle istituzioni democratiche.
In sole due settimane, si chiude la Seconda Repubblica e si aprono le condizioni per lavorare nei prossimi anni alla Terza.
L'operazione politica messa in campo dal giovane Giorgio Napolitano, il nostro presidente della Repubblica, lascerà un'Italia unita e rinnovata nelle sue articolazioni istituzionali, condizione necessaria per un nuovo sistema politico.
È il momento, dunque, che la Politica con la P maiuscola ritorni in campo.
Si aprirà una fase difficilissima, resa ancor più difficile dall'emergenza economico-finanziaria in cui ci troviamo a vivere e operare, che richiede un continuo confronto di merito sulle scelte strutturali necessarie in campo economico, sul fronte dello stato sociale, delle istituzioni.
Tutto ciò, se vogliamo il bene del Paese, necessita di un impegno serio e di alto profilo culturale.
Cambieranno, dunque, le stesse forze politiche, cambieranno i partiti.
Il Pd si impegna a ricostruire l'Italia. Vuole ricostruire l'Italia.
E sappiamo bene che la ricostruzione, quella in nome della quale il 5 novembre siamo scesi in piazza San Giovanni a Roma, non può prescindere da una ricostruzione anche politica.
La sfida del Pd sta qui: nella costruzione di una nuova cultura politica.
I sondaggi premiano il lavoro del segretario Bersani e del Partito Democratico.
Mentre in tanti si accalcavano nelle tv, ai talkshow, nei Tg, mentre in tanti cercavano di guadagnarsi la foto in prima sul giornale, Bersani - ricordiamolo tutti! - lavorava con sobrietà e impegno al risultato che tutti quanti hanno visto in Parlamento.
Se vogliamo vincere la sfida, trainare la costruzione di una nuova cultura politica, dobbiamo aprirci sì a un confronto aperto, ma allo stesso tempo chiaro e leale!
Bersani, a differenza di altri, ha dimostrato in questo periodo più che mai che in un frangente del genere è DOVEROSO anteporre l'interesse del Paese a quello di parte.
Spero che questo sia uno dei caratteri distintivi di merito della Terza Repubblica.