Da poco più di un mese l'Italia ha un nuovo governo, un esecutivo definito tecnico, sostenuto da circa l’80% del Parlamento. In questi giorni è stata appena approvata una finanziaria durissima, la quarta in appena sei mesi. Una manovra che alcuni ritengono iniqua, altri necessaria. Sicuramente è una finanziaria che apre i presupposti per una riforma complessiva dello stato sociale, dell’economia e delle stesse istituzioni. La seconda Repubblica è agli sgoccioli.
Il problema, però, è che non si conoscono ancora i connotati della terza Repubblica. Sappiamo che l'Europa sarà l’orizzonte dentro cui i vecchi Stati europei potranno/dovranno competere con la globalizzazione. Ed è questo il tema su cui conservatori e progressisti si confronteranno di qui in avanti.
Il mondo sta profondamente cambiando. La “primavera araba” in Medio Oriente e nel Nord Africa sta stravolgendo gli equilibri di molti Stati, l’Asia sta crescendo rapidamente così come l’America Latina. Si stanno affermando nuovi equilibri e la necessità di un governo mondiale che regoli i quasi duecento Stati presenti sul pianeta è sempre più necessario.
La rete Internet influisce sulle relazioni tra cittadini e Stati, sulla mobilità dell’informazione e della conoscenza. La stessa finanza ne è condizionata e di conseguenza i processi economici e sociali sono sempre più veloci.
È un quadro che richiede sì un governo tecnico, ma anche una politica con la P maiuscola.
I partiti, nonostante siano usciti sconfitti dalla seconda Repubblica, sono fiduciosi e credo che l'anno che sta per aprirsi sarà un anno di grandi riforme. Siamo tornati a parlare di centralità del ruolo del Parlamento, dell'esigenza di nuovi equilibri istituzionali.
Il Pd è più attrezzato degli altri partiti davanti alla crisi, perché la sua forza si basa su un gruppo dirigente preparato e su un modello partecipativo e non su un padrone come invece accade nel Pdl. Per questo, oggi, la disgregazione del Pdl è così evidente.
Se anche nel Pd tale disgregazione si verificherà non sarà comunque paragonabile a quella del Pdl: le rotture nel nostro partito possono certo esserci, ma non motivate da interessi personali, caso mai da questioni di merito.
Le prossime politiche per noi saranno un banco di prova importantissimo. E dovremo dimostrare di essere un partito che esprime una cultura politica alternativa al liberismo e al berlusconismo che hanno condizionato gli ultimi 20 anni dell'Italia e dell'Europa.