Il confessore di Cavour

Era nella cinquina dello Strega e, se devo dirla tutta, secondo me è molto più bello del vincitore. Ma tutti sanno che è più facile cacciare Berlusconi dalla Presidenza del Consiglio che sottrarre il premio Strega all’alternanza tra il gruppo Mondadori-Einaudi e il gruppo Bompiani-Rizzoli, con qualche sporadico inserimento di Feltrinelli, e quindi un libro pubblicato dalla pur estremamente benemerita casa editrice Manni di San Cesario di Lecce non aveva alcuna chance. Anzi, io l’ho trovato mentre ero in Sicilia in una libreria di Mazara del Vallo. Sono andato poi a controllare se era arrivato a Pisa, e non l’ho trovato né da Feltrinelli né al Libraccio.


E’ un romanzo fondato su una storia vera, di cui viene anche fornita in appendice la documentazione: la relazione autografa del suo viaggio a Roma presso la Curia Pontificia scritta dal parroco torinese, Fra Giacomo da Poirino, che assistette il conte di Cavour nel corso della sua malattia mortale tra il 29 Maggio e il 5 Giugno 1861, impartendogli i sacramenti nonostante fosse in stato di scomunica, e per questo fu chiamato a Roma, duramente rimbrottato da Pio IX in persona e messo sotto inchiesta dal Santo Uffizio, ma rifiutò di ritrattare il proprio comportamento e subì la sospensione a divinis e la perdita di tutti i benefici ecclesiastici.


La rielaborazione romanzesca di questa fonte, oltre ad essere molto affascinante dal punto di vista della scrittura, fa emergere con grande nettezza la figura di questo sacerdote, che non è affatto un eroe, e anzi non nasconde molte umane debolezze, ma è profondamente convinto che il suo mestiere di prete comporti tutta una serie di doveri sociali ( come assistere i moribondi, confortare i parenti rimasti in vita, oliare i meccanismi della vita familiare) che non c’entrano con la politica, nemmeno con quella della curia papale. Ed è sulla base della propria convinzione che svolge il proprio ruolo, pur rendendosi vagamente conto di essere una pedina solo fino a un certo punto consapevole di un gioco politico e diplomatico che non capisce fino in fondo.


E attraverso la rievocazione di fra Giacomo viene gettata luce anche su Camillo Benso di Cavour, che, garantendosi l’assistenza religiosa in punto di morte compie un’operazione politica ( intende evitare una rottura verticale, che sarebbe rischiosa per l’ordine pubblico e perfino per i fragili equilibri del nuovo stato, tra clericali e anticlericali) ma risponde anche a una propria intima sensazione di umana fragilità. E viene infine descritto a tinte vivaci il rapporto tra le diverse forze, esterne e interne, che agivano dentro la crisi del morente Stato Pontificio.
In quest’anno, in cui ho letto un sacco di romanzi storici sul Risorgimento ( da De Cataldo a Alessandro Mari a Simonetta Agnello Hornby), non esito a dire che questo mi sembra il più bello, il più profondo e quello scritto meglio. Lorenzo Greco, “Il confessore di Cavour”, Manni 2010, euro 15 


 

Libri, cultura,


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07-09-2011

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