Il divano di Istanbul

Il Divano di Istambul di Alessandro Barbero, Sellerio Editore, è un libro di storia che si legge tutto d’un fiato e che, pur partendo dal Medioevo, aiuta moltissimo a capire aspetti dell’attualità politica.

 

Alessandro Barbero, oltre che docente di storia  medioevale all’Università del Piemonte Orientale, è anche un narratore di invenzione: ha perfino vinto il Premio Strega nel 1996 con un per altro dimenticato, e dimenticabilissimo, “Bella vita e guerre altrui di Mister Pyle gentiluomo”. Ma dà evidentemente il meglio di sé all’incrocio tra i due generi: in testi divulgativi, ma rigorosi e alieni da ogni faciloneria, e in compenso caratterizzati da un altissimo grado di leggibilità e da una vena narrativa ( che lo induce a rappresentare personaggi, a esemplificare, a raccontare aneddoti) che tiene costantemente desta l’attenzione.

 

Questo agile volumetto ripercorre la storia dell’Impero Ottomano, eliminando molti pregiudizi correnti e facendo luce su molte verità poco note. Per esempio sul fatto che, nel Cinquecento e nel Seicento, l’Impero Ottomano rappresentava agli occhi dell’opinione pubblica e anche in una certa misura delle masse popolari europee una sorta di paradigma della diversità. Una diversità che, certamente faceva paura, per la contrapposizione religiosa e per le incursioni dei corsari barbareschi che razziavano beni e uomini lungo tutte le coste del Mediterraneo, ma anche una diversità che attraeva, per l’assenza totale di vincoli di tipo feudale e per un livello di tolleranza religiosa infinitamente superiore a quello dell’Occidente sia cattolico che protestante.

 

Si apprende, contro gli stereotipi che vorrebbero le nazionalità greca e albanese e le nazionalità slave eternamente in lotta contro il dominio degli infedeli ottomani, che, per esempio, durante le guerre per la conquista di Cipro e di Creta i contadini greci erano ben contenti di farsi sottomettere dai Turchi per sfuggire ai loro padroni veneziani, e che gran parte delle classi dirigenti dell’Impero era di origine balcanica, e non turca. Si apprende come, fino al Settecento, esistessero nell’Impero Ottomano opportunità di mobilità sociale assolutamente impensabili nell’Europa Occidentale. E certo si è anche indotti a riflettere sui motivi dell’inferiorità tecnologica e della lunga decadenza. E sul fatto che la dissoluzione dell’Impero Ottomano produce l’emergere di nazionalismi ( non solo quelli balcanici, ma anche quello turco nei confronti degli Armeni e dei Curdi) che non hanno ancora finito di produrre effetti devastanti.

 

E’ una lettura che mi sento caldamente di consigliare a due categorie di persone: tutti quelli che hanno in mente di fare quest’estate una vacanza nei Balcani (Grecia e costa croata comprese) o in Turchia: se non volete viaggiare come pacchi postali, in questo libro ci sono molte cose che dovete sapere; tutti quelli che riflettono sull’Europa e sulla sua identità, e che questo libro aiuterà a rispondere al quesito su cui esso stesso si chiude: “ Oggi le targhe delle automobili turche hanno una strisciolina azzurra come le nostre: anche se formalmente la Turchia non è stata ammessa nell’Unione Europea, i turchi hanno cominciato a mettere le striscette azzurre sulle targhe come simbolo di speranza di qualcosa che capiterà. Sembra che per i nostri governi decidere se la Turchia sia o no parte dell’Europa rappresenti un problema insolubile: noi qui abbiamo parlato di storia, del passato e non del presente, e chi è giunto fin qui può giudicare da solo se quello che abbiamo raccontato fa parte o no della storia d’Europa”.

cultura, europa


Condivdi su:
28-06-2011

commenti Commenti

Commenta l'intervento

captcha

* Campi obbligatori.
I commenti prima di essere pubblicati verranno controllati.

AGENDA
  Eventi di oggi
Data : 20 May 2012
Nessun Evento
Mag  
Apr 2012 Mag 2012
Lun Mar Mer Gio Ven Sab Dom
  1 2 3 4 5 6
7 8 9 10 11 12 13
14 15 16 17 18 19 20
21 22 23 24 25 26 27
28 29 30 31      

CERCA NEL SITO


SEGUI IVAN FERRUCCI SU
collegamento a facebook   collegamento a twitter   logo Flickr    logo podcast    Feed RSS 2.0    Feed Atom