Eventi in provincia
A Pisa Storie dell'altro mondo
Sarà in esposizione dal 10 marzo all'1 luglio al Palazzo Blu di Pisa la mostra Storie dall'altro Mondo. L'universo dentro e fuori di noi.
Tutti i popoli, fin dall'antichità, hanno innalzato gli occhi al cielo per determinare il tempo della semina e del raccolto, per stabilire i tempi della guerra o per onorare le divinità. Prende le mosse da qui la mostra Storie dall'altro Mondo, che vede l'impegno di tre istituzioni di ricerca come l'Istituto Nazionale di Fisica Nucleare (INFN), il Dipartimento di Fisica dell'Università di Pisa e la Specola Vaticana. Scopri di più!
Il Divano di Istambul di Alessandro Barbero, Sellerio Editore, è un libro di storia che si legge tutto d’un fiato e che, pur partendo dal Medioevo, aiuta moltissimo a capire aspetti dell’attualità politica.
Alessandro Barbero, oltre che docente di storia medioevale all’Università del Piemonte Orientale, è anche un narratore di invenzione: ha perfino vinto il Premio Strega nel 1996 con un per altro dimenticato, e dimenticabilissimo, “Bella vita e guerre altrui di Mister Pyle gentiluomo”. Ma dà evidentemente il meglio di sé all’incrocio tra i due generi: in testi divulgativi, ma rigorosi e alieni da ogni faciloneria, e in compenso caratterizzati da un altissimo grado di leggibilità e da una vena narrativa ( che lo induce a rappresentare personaggi, a esemplificare, a raccontare aneddoti) che tiene costantemente desta l’attenzione.
Questo agile volumetto ripercorre la storia dell’Impero Ottomano, eliminando molti pregiudizi correnti e facendo luce su molte verità poco note. Per esempio sul fatto che, nel Cinquecento e nel Seicento, l’Impero Ottomano rappresentava agli occhi dell’opinione pubblica e anche in una certa misura delle masse popolari europee una sorta di paradigma della diversità. Una diversità che, certamente faceva paura, per la contrapposizione religiosa e per le incursioni dei corsari barbareschi che razziavano beni e uomini lungo tutte le coste del Mediterraneo, ma anche una diversità che attraeva, per l’assenza totale di vincoli di tipo feudale e per un livello di tolleranza religiosa infinitamente superiore a quello dell’Occidente sia cattolico che protestante. 
Si apprende, contro gli stereotipi che vorrebbero le nazionalità greca e albanese e le nazionalità slave eternamente in lotta contro il dominio degli infedeli ottomani, che, per esempio, durante le guerre per la conquista di Cipro e di Creta i contadini greci erano ben contenti di farsi sottomettere dai Turchi per sfuggire ai loro padroni veneziani, e che gran parte delle classi dirigenti dell’Impero era di origine balcanica, e non turca. Si apprende come, fino al Settecento, esistessero nell’Impero Ottomano opportunità di mobilità sociale assolutamente impensabili nell’Europa Occidentale. E certo si è anche indotti a riflettere sui motivi dell’inferiorità tecnologica e della lunga decadenza. E sul fatto che la dissoluzione dell’Impero Ottomano produce l’emergere di nazionalismi ( non solo quelli balcanici, ma anche quello turco nei confronti degli Armeni e dei Curdi) che non hanno ancora finito di produrre effetti devastanti.
E’ una lettura che mi sento caldamente di consigliare a due categorie di persone: tutti quelli che hanno in mente di fare quest’estate una vacanza nei Balcani (Grecia e costa croata comprese) o in Turchia: se non volete viaggiare come pacchi postali, in questo libro ci sono molte cose che dovete sapere; tutti quelli che riflettono sull’Europa e sulla sua identità, e che questo libro aiuterà a rispondere al quesito su cui esso stesso si chiude: “ Oggi le targhe delle automobili turche hanno una strisciolina azzurra come le nostre: anche se formalmente la Turchia non è stata ammessa nell’Unione Europea, i turchi hanno cominciato a mettere le striscette azzurre sulle targhe come simbolo di speranza di qualcosa che capiterà. Sembra che per i nostri governi decidere se la Turchia sia o no parte dell’Europa rappresenti un problema insolubile: noi qui abbiamo parlato di storia, del passato e non del presente, e chi è giunto fin qui può giudicare da solo se quello che abbiamo raccontato fa parte o no della storia d’Europa”.