Manovra: come cambierà la vita dei cittadini

Dal giorno in cui è stata approvata la manovra economica del governo da oltre 70 miliardi di euro, la discussione che si è aperta si è concentrata più che altro sui costi della politica, e poco invece ha affrontato le questioni di merito riguardo alla manovra vera e propria.

Sono giuste e comprensibili le critiche mosse al mancato taglio dei costi della politica,  ma dobbiamo fare attenzione, perché questo rischia di far dimenticare quali  saranno gli effetti della manovra sulla vita dei cittadini.

 

Questa manovra è tutta centrata sui tagli alla spesa pubblica, e non contiene nessuna risorsa per rilanciare l'economia e salvaguardare i redditi più bassi, condizioni necessarie invece per la ripresa economica del paese. Tale impostazione prevista porterà ad aumentare le diseguaglianze sociali: chi ha di più avrà sempre di più,  chi ha meno avrà sempre meno. Con il risultato che aumenterà la disoccupazione, si contrarranno ulteriormente i consumi e si ridurranno i servizi pubblici, utilizzati  soprattutto dai cittadini meno abbienti.

 

La manovra, sulla scia di quella che l’ha preceduta lo scorso anno, ha continuato a ridurre lo stato sociale con tagli lineari. C’è dell’altro. La manovra economica si svilupperà nei prossimi tre anni, soprattutto nel 2013 e 2014. Morale: i suoi  effetti devastanti si avranno dopo le elezioni politiche. Pensiamo solo alle detrazioni fiscali per 15 miliardi. I cittadini ne sentiranno gli effetti nel 2013: le maggiori detrazioni fiscali saranno tolte, se non verrà fatta la riforma fiscale (non penso che si farà) si interverrà sul mutuo sulla casa, sui figli a carico, sulla spesa sanitaria, e così via. Sulle nostre denunce dei redditi un effetto concreto molto semplice: si dovrà pagare di più.

 

Ancora. La manovra continua a tagliare agli enti locali e in essa non c'è nessuna risorsa per l'economia. Questi due elementi insieme fanno emergere un quadro devastante: i Comuni, le Province e le Regioni avranno sempre meno risorse per le politiche sociali, l’istruzione primaria. Non avranno più alcuna risorsa per le opere pubbliche, per rilanciare l’economia. 

 

Nel 2011 la Toscana ad esempio dispone solo di 56 milioni di euro per le infrastrutture, e sta facendo fronte ai tagli nella scuola dell'infanzia, mettendo le toppe ai buchi lasciati dalla riforma Gelmini. Quanto può durare? Le Regioni non avranno più risorse per dare impulso all'economia. Rimarrà solo lo strumento dell'ammortizzatore sociale della cassa integrazione in deroga, che in Toscana riguarda oltre 30.000 lavoratori.  Con loro, con i 50.000 che hanno già perso il lavoro, con gli altri 50mila che si stima lo perderanno nei prossimi mesi, la Toscana avrà a breve quasi 200.000 disoccupati.

 

Infine: gli altri paesi europei, tra mille difficoltà, stanno attuando una serie di riforme per rilanciare l'economia, anche se servirebbe una politica economica unitaria ancora più efficace che a livello europeo al momento non c'è. Si è visto in questi anni che l'Europa non funziona solo con una moneta e senza un’unica politica economica. Se guardiamo alle altre nazioni europee,  ci accorgiamo che l'Italia naviga nelle acque peggiori: abbiamo un governo totalmente incapace e delegittimato.

economia, DPEF, CRISI


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28-07-2011

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