Eventi in provincia
A Pisa Storie dell'altro mondo
Sarà in esposizione dal 10 marzo all'1 luglio al Palazzo Blu di Pisa la mostra Storie dall'altro Mondo. L'universo dentro e fuori di noi.
Tutti i popoli, fin dall'antichità, hanno innalzato gli occhi al cielo per determinare il tempo della semina e del raccolto, per stabilire i tempi della guerra o per onorare le divinità. Prende le mosse da qui la mostra Storie dall'altro Mondo, che vede l'impegno di tre istituzioni di ricerca come l'Istituto Nazionale di Fisica Nucleare (INFN), il Dipartimento di Fisica dell'Università di Pisa e la Specola Vaticana. Scopri di più!
Articolo pubblicato su Il Tirreno del 14-09-2010. Scarica qui il pdf
Le dichiarazioni del consigliere regionale Donzelli sulla scuola meriterebbero di non essere nemmeno prese in considerazione, tanto grande è la fatica degna di miglior causa che egli impiega ad arrampicarsi sugli specchi nel tentativo di negare ciò che è in questi giorni sotto gli occhi di famiglie, studenti e insegnanti.
Donzelli cerca di dimostrare che col governo Berlusconi l’offerta di tempo pieno è addirittura aumentata. Ma a parte il fatto che il tempo pieno di cui egli parla è costituito da 40 ore gestite da due insegnanti che si alternano l’uno dopo l’altro, con la totale eliminazione delle compresenze che costituivano la qualità di questo modello perché consentivano il recupero precoce delle situazioni di difficoltà e la valorizzazione del talento di ogni bambino, in provincia di Pisa ( la provincia che Donzelli dovrebbe rappresentare in Consiglio Regionale, anche se probabilmente non se ne rende conto) sono ad oggi almeno una decina le prime classi di tempo pieno che erano state richieste e non sono state autorizzate. E nonostante le famiglie pisane avessero richiesto in modo generalizzato un modello orario di 30 ore alle elementari, quest’anno ne avranno ovunque 27, e l’anno prossimo, se non si riuscirà a invertire la tendenza aperta con l’art.64 della legge 133 del 2008, ne avranno 24, il che significa che i bambini andranno a scuola dalle 8 alle 12 e le mamme dovranno o rinunciare a lavorare o impiegare buona parte del proprio stipendio per pagarsi la baby-sitter.
E inoltre a fronte di 184 pensionamenti di insegnanti di ruolo ci sono state solo 56 nuove immissioni in ruolo, gli incarichi annuali per gli insegnanti sono diminuite del 9% rispetto al 2009 e quelle del personale non docente addirittura del 37% ( per cui anche in scuole in cui i dirigenti scolastici, facendo i salti mortali per organizzare il personale docente in modo da garantire i rientri pomeridiani, spesso non ci sono bidelli per riaprire le scuole di pomeriggio). Ci sono, con molte centinaia di studenti in più, moltissime classi in meno, con moltissime prime classi nelle scuole medie superiori che arrivano a 30 o a 32 componenti e una possibilità ridotta quasi a zero di avviare percorsi efficaci di recupero di chi ha difficoltà e di valorizzazione di chi è bravo. E sono state tagliate le prime classi in tutti i corsi serali della provincia meno uno, quello dove un insegnante è riuscito a ottenere l’istituzione della classe facendo lo sciopero della fame.
Tutto questo senza contare che, se anche quest’anno non ci saranno liste d’attesa nella scuola dell’infanzia è solo perché la Regione Toscana ha finanziato con le proprie risorse già ampiamente taglieggiate dal governo 18 sezioni che, per quanto riguardava la Gelmini, sarebbero state chiuse.
In realtà c’è un solo motivo per cui vale la pena di rispondere a Donzelli: egli vanta il rigore del governo contro le assunzioni fatte a pioggia in anni passati per “ridurre la scuola a un ammortizzatore sociale” e “per soddisfare la casta sindacale”. A parte l’inqualificabile mancanza di rispetto per circa 200 persone che rischiano di rimanere a casa e che fino all’anno scorso non sono state con le mani in mano, ma hanno lavorato in classi spesso molto numerose, sulla base di competenze spesso esercitate in decenni di insegnamento e certificate in titoli di abilitazione e in concorsi vinti; a parte che gli 8 miliardi risparmiati sulla scuola sono stati sprecati dal governo Berlusconi da altre parti (ad esempio nella vicenda Alitalia e con l’abolizione della tassa di successione per i grandi patrimoni) e che si potrebbero ancora recuperare in altri modi; io vorrei che Donzelli e quelli che la pensano come lui riflettessero su una questione. Non c’è dubbio che l’istruzione costa. Ma si ha un’idea di quanto costa l’ignoranza? Si ha un’idea del fatto che i provvedimenti di questo governo rischiano di produrre, fra dieci o quindici anni, una generazione meno colta, e quindi meno facilmente occupabile, meno capace di competere nel mercato globale sul terreno delle competenze, che è l’unico a cui sono affidate le sorti di un paese come l’Italia. Questi non sono ragionamenti particolarmente di sinistra: li fanno anche Angela Merkel e Nicolas Sarcozy. Visto che ci propone di scrivere lettere, ne scriva una Donzelli al suo capo Berlusconi e lo inviti a imitare, nelle politiche scolastiche, il comportamento degli altri leader di centrodestra in Europa
scuola, governo, regione toscana