Eventi in provincia
A Pisa Storie dell'altro mondo
Sarà in esposizione dal 10 marzo all'1 luglio al Palazzo Blu di Pisa la mostra Storie dall'altro Mondo. L'universo dentro e fuori di noi.
Tutti i popoli, fin dall'antichità, hanno innalzato gli occhi al cielo per determinare il tempo della semina e del raccolto, per stabilire i tempi della guerra o per onorare le divinità. Prende le mosse da qui la mostra Storie dall'altro Mondo, che vede l'impegno di tre istituzioni di ricerca come l'Istituto Nazionale di Fisica Nucleare (INFN), il Dipartimento di Fisica dell'Università di Pisa e la Specola Vaticana. Scopri di più!
La “sindrome di San Sebastiano”, il piacere perverso che prova chi, di fronte a una tela che riproduce la lenta agonia del santo trafitto dalle frecce, è il tema della tesi di dottorato in psicologia di John Nichols, un trentenne americano, figlio di una madre hippie, che vive da anni in un luogo sperduto della campagna francese, in cui i suoi genitori avevano costituito una “comune” negli anni ’70, e che da lì accorre a Parigi per sapere la verità sulla morte dell’amico Alan Mustgrave, omosessuale e tossicodipendente che, apparentemente, è morto per un “incidente sul lavoro” mentre si esibiva come fachiro in un locale del Quartiere Latino, offrendo alle pulsioni sadiche del suo pubblico lo spettacole di atroci torture autoinflitte. 
Questa sindrome diventa il filo conduttore che lega la vicenda di Mustgrave, quella delle torture inflitte ai nemici in Iraq da personaggi dell’ambasciata americana a Parigi che Mustgrave frequentava, una serie di suicidi spettacolari e in realtà indotti da altri, su cui indaga, coadiuvato dall’agente Lambert il capo della sezione suicidi, il tenente Richard Guérin, trasferito in quell’ufficio come punizione per il rigore non gradito nelle alte sfere con cui ha smascherato, due anni prima, comportamenti sadici da parte di alcuni colleghi, e infine anche l’episodio che ha determinato il trasferimento di Guérin. Il finale del libro è tragico, al di là di quanto il lettore si aspetti.
Si parla di Varenne, di cui si legge nel risvolto di copertina che ha fatto studi di filosofia, come di un erede di Fred Vargas, ma in realtà il suo modo di usare il genere noir è molto diverso. Manca in lui la felicità narrativa della Vargas, la capacità di ricostruire ambienti e di disegnare figure che rappresentano, nel presente della globalizzazione, una diversità in via di estinzione: tutte qualità che alla Vargas derivano, probabilmente, dalla sua professione di archeologa medievista. E manca anche la distanza narrativa che consente alla Vargas effetti di divertita ironia. C’è invece un di più di profondità, di tentativo di scndaglio su quegli abissi dell’animo umano che difficilmente la ragione arriva a illuminare. E anche l’investigatore Guérin non ha niente del fascino di Adamsberg: è un uomo solo, fisicamente di aspetto meschino, la cui onestà ne fa un diverso e un isolato nell’ambiente in cui lavora. L’unico tratto che i due personaggi hanno in comune, tra loro ma anche con moltissimi detective dei gialli e dei noirs di migliore qualità, è il fatto di non credere in un funzionamento lineare del principio di causalità e di cercare e trovare connessioni che altri non vedono o che giudicano insignificanti. Antonin Varenne, Sezione Suicidi, Einaudi.