In soli sei giorni la situazione politica e istituzionale del Paese si è stravolta e ha mostrato palesemente il grave stato di emergenza in cui versiamo.
In poche ore abbiamo assistito all'apertura della crisi, all'approvazione della legge di stabilità con il maxi emendamento (siamo alla terza manovra finanziaria! ), alle dimissioni di Berlusconi, alle consultazioni, all'affidamento dell'incarico a Mario Monti ed entro la settimana potremmo assistere all'eventuale fiducia in Parlamento.
L’esito della votazione non è scontato, ma è chiaro che se Monti non dovesse ottenere la fiducia, nel giro di due mesi andremmo alle elezioni anticipate.
Non serve essere esperti di economia per comprendere che senza coesione politica questo Paese rischia la recessione e il fallimento.
Non so se il governo Monti, o meglio se il governo del Presidente della Repubblica - altro elemento, l'intervento di Napolitano, che sottolinea la gravità della situazione - sia la soluzione migliore. Ma credo che questo governo debba avere la fiducia del Parlamento e cercare di attuare un programma di scelte condivise da un ampio schieramento di forze politiche, economiche e sociali.
Capisco che a molti quello che sto dicendo risulterà "politichese". Ma deve essere chiaro a tutti che la forza del programma di questo governo dovrà stare nella partecipazione delle idee, dei progetti e delle proposte di tutti. Pensare che un governo d'emergenza possa essere attuato per intero con le proposte del Pd o viceversa esclusivamente con quelle del Pdl è miopia ed è fuori dalla realtà.
Punto fermo deve essere però che qualsiasi provvedimento economico e sociale sia intrapreso sia improntato all’equità: ciascuno paghi in base alle proprie possibilità, chi ha di più deve dare di più. Altra misure necessarie sono riforme istituzionali e costituzionali che interessino gli organi dello Stato centrale e gli enti locali. Devono essere attuate tutte le scelte necessarie per superare la discussione sui costi della politica, salvaguardando però allo stesso tempo il diritto di fare politica, che deve essere accessibile a tutti i cittadini indipendentemente dalla condizione economica, se non vogliamo tornare a una classe dirigente composta solo da nobili e alta borghesia come ai vecchi tempi.